Non possiamo commettere di nuovo questo errore
Dopo l’eclisse della cometa Musk, la galassia Maga è scossa dall’impatto dell’asteroide Kent, i cui riverberi rischiano di disarticolare i legami tra i contraddittori elementi costitutivi della stessa galassia.
Il direttore del Centro nazionale antiterrorismo, Joe Kent ha annunciato le sue dimissioni improvvisamente, martedì, 17 febbraio: “Non posso in coscienza appoggiare la guerra in corso in Iran. L’Iran non rappresentava una minaccia imminente per la nostra nazione, ed è chiaro che abbiamo iniziato questa guerra a causa delle pressioni di Israele e della sua potente lobby americana.”1
Joe Kent, figura molto controversa, ex candidato politico con legami con l’estremismo suprematista, era stato confermato nel suo incarico, dal Senato, lo scorso luglio con 52 voti favorevoli e 44 contrari.
Le sue dimissioni riflettono il malcontento all’interno della magmatica base di Trump riguardo la guerra e dimostra che i dubbi sulla giustificazione dell’uso della forza in Iran si estendono fino all’ala più a destra della base elettorale di Trump e ai membri di alto livello della sua amministrazione.
The Apprentice:2 le figure della guerra del fronte interno
La figura di Kent, pluridecorato dei berretti verdi era stata selezionata ed esposta nel ruolo nel ruolo di “vero patriota” della guerra contro i “civil servant” – i weberiani funzionari di professione- del “Deep State” per la conquista della “Sette Montagne” in questo caso le Agenzie dello stato per trasformare i “civil servant” da bene pubblico in milizie di “apprentice”.
Kent, il patriota
Joe Kent con alle spalle le vicende personali nelle campagne nel Medio Oriente e la perdita della moglie, uccisa in Siria dall’ISIS, era il perfetto portabandiera del sovranismo e dell’isolazionismo più radicale. Ex Berretto Verde e ufficiale paramilitare della CIA, ha servito in 11 missioni di combattimento. Dopo aver sostenuto George W. Bush è approdato al movimento “America First”, diventando una figura di spicco nei media conservatori.
Oppositore totale alle “guerre infinite” e agli aiuti militari all’Ucraina, aveva definito le richieste di Putin “ragionevoli”. Sostenitore della tesi secondo cui le elezioni del 2020 sarebbero state “rubate” e promotore di teorie del complotto sull’assalto al Campidoglio del 6 gennaio. Inoltre, si è battuto per il divieto nazionale di aborto e la moratoria totale sull’immigrazione per 20 anni.
Il percorso politico di Kent è stato costantemente segnato da documentate connessioni con figure e gruppi dell’estrema destra e del nazionalismo bianco. Nel 2022 ha ammesso di aver contattato l’influencer suprematista bianco e negazionista dell’Olocausto, Nick Fuentes, sebbene abbia poi tentato di distanziarsi, fonti indicano che Fuentes abbia continuato a promuoverlo. Durante la sua campagna elettorale del 2022, ha avuto come consulente Graham Jorgensen, del gruppo estremista Proud Boys.Ha collaborato strettamente con Joey Gibson, fondatore dei Patriot Prayer, gruppo nazionalista cristiano noto per scontri violenti a Portland. Anche le sue dimissioni, motivate dalla protesta contro l’attacco statunitense-israeliano all’Iran, hanno riacceso le polemiche, nelle componenti del mondo Maga, perchè la componente sionista cristiana ha letto nella lettera, l’accusa alla “potente lobby americana” e funzionari israeliani di aver spinto gli USA in guerra, come classici tropi antisemiti sulla presunta influenza ebraica occulta nella politica estera americana.
Tulsi Gabbard la Direttrice dell’Intelligence Nazionale
La figura di Tulsi Gabbard, nominata Direttrice dell’Intelligence Nazionale rappresenta il ponte strutturale tra l’ala istituzionale e quella isolazionista “antiwar” del movimento Sovranista3. La sua collocazione politica è un amalgama unico di nazionalismo, populismo e una profonda avversione per l’apparato burocratico della sicurezza nazionale, il cosiddetto “Deep State”. Utilizza il suo ruolo per l’applicazione del Mandato delle Sette Montagne epurando le agenzie di intelligence da funzionari ritenuti ideologicamente ostili a Trump e al credo del sovranismo energetico e militare, promuove il disimpegno dall’Europa e dalla Nato, per concentrare le risorse sul confine meridionale e sulla competizione tecnologica.
Per l’Alt-Right e il Nazionalismo Bianco, sebbene la Gabbard sia di origine samoana e induista e non condivida le tesi della supremazia bianca, è diventata un’icona a causa del suo scetticismo verso gli aiuti all’Ucraina e la sua retorica contro le “élite globaliste”. Figure come Steve Bannon e Tucker Carlson l’hanno promossa come l’unica voce capace di smantellare l’interventismo liberale. Con il Nazionalismo Cristiano il rapporto è transazionale. Infatti, nonostante la sua fede induista, la Gabbard ha adottato un linguaggio che si armonizza con la destra cristiana, come la difesa dei “valori tradizionali”, la critica radicale dell’ideologia “woke” e protezione della libertà religiosa. Questo le ha permesso di essere accettata da una base elettorale che storicamente diffida delle religioni non abramitiche. Il Sionismo Cristiano e Israele rappresentano invece un’area di maggiore tensione. Tradizionalmente critica verso la politica estera pro-Israele, che vedeva come il motore della guerra in Medio Oriente, la sua posizione si è ammorbidita entrando nell’orbita di Trump.
Verso il mondo di Peter Thiel e la “Silicon Right”, la Gabbard è strettamente collegata alla rete di J.D. Vance e dei tecnocrati di destra finanziati da Peter Thiel. Questa fazione vede l’intelligence non come uno strumento di esportazione della democrazia, ma come un mezzo di protezione degli interessi tecnologici ed economici americani, privilegiando il contenimento della Cina rispetto ai conflitti in Medio Oriente o Europa.
Oggi la Gabbard, con le sue dichiarazioni oscillanti, come quella fatta durante l’audizione in Senato:” l’unica persona che può determinare che cosa sia una minaccia è il presidente”4, non è più una “outsider”, incarna la “Realpolitik Maga”. L’applicazione del Mandato delle Sette Montagne attraverso lo smantellamento interno.
Tuttavia, le dimissioni di Joe Kent hanno evidenziato una frattura, infatti Kent l’ha accusata di aver “ceduto” alla lobby sionista per sostenere l’offensiva contro l’Iran, mentre lei ha difeso l’operazione come necessaria per la sicurezza nazionale.
Per la base più radicale, rappresentata da Joe Kent, la Gabbard è passata dall’essere una dissidente a essere parte dell’establishment bellico,avendo avallato l’escalation con l’Iran che aveva promesso di evitare, Tradendo il credo dell’isolazionismo sovranista.
Questa frattura segna una crepa nell’alleanza tra le due anime della destra populista, tra
la “Realista e istituzionale” di Gabbard e Vance, che accetta l’uso della forza militare se funzionale agli obiettivi di Trump e quella “Isolazionista Radicale” di Kent e Bannon che vede ogni intervento in Medio Oriente come un tradimento del popolo americano a favore dell’industria bellica. Mentre la Gabbard resta saldamente al potere, Kent è diventato istantaneamente il leader di una “insurrezione interna” al movimento, sostenuto da figure come Tucker Carlson, che ha denunciato “l’epurazione dei veri patrioti” dall’intelligence.
Caroline Leavitt, il portavoce della Casa Bianca, ha costruito la sua intera carriera all’interno del movimento Trupiano, iniziando come stagista nell’ufficio corrispondenza presidenziale, poi come Assistente Portavoce sotto Kayleigh McEnany. Dopo la sconfitta di Trump nel 2020, è stata direttrice della comunicazione per la deputata Elise Stefanik. Nel 2022 si è candidata per il Congresso nel New Hampshire, ha vinto le primarie repubblicane ma è stata sconfitta nelle elezioni generali. È stata la portavoce nazionale della campagna elettorale di Trump, distinguendosi per uno stile aggressivo e per la capacità di rispondere colpo su colpo ai media tradizionali.
La posizione di Leavitt è quella di una “Loyalist Bura”5, capace di fare da collante tra le varie anime della destra americana. Leavitt è un a cattolica conservatrice, sebbene respinga pubblicamente l’etichetta di “nazionalista cristiana”, ha difeso con vigore l’iniziativa America Prays6 di Trump, sostenendo che la preghiera e la fede debbano tornare al centro della vita pubblica statunitense per proteggere i “valori tradizionali”. Pur non appartenendo alla tradizione evangelica tipica del sionismo cristiano, Leavitt ne rappresenta il volto pro-Israele dell’amministrazione. Nelle ultime ore ha gestito la comunicazione sulla guerra in Iran, definendo l’operazione “necessaria” e respingendo le accuse di sottomissione alle lobby israeliane sollevate dai dissidenti interni come Joe Kent. Leavitt è ampiamente celebrata negli ambienti dell’Alt-Right per il suo stile comunicativo aggressivo e per aver partecipato a video di formazione per il Project 2025, un piano volto a smantellare la burocrazia federale. È nota per aver definito “Black lives matter” un’organizzazione terroristica e per la sua retorica contro l’ideologia “woke”. La sua figura si allinea alla fazione di J.D. Vance e dei donatori della Silicon Valley, come Peter Thiel, che vedono nel governo Trump uno strumento per imporre una deregolamentazione aggressiva e il dominio tecnologico americano, promuove una visione di governo “snello” e guidato da criteri aziendali, tipica di questa ala tecnocratica.
In queste ore, Caroline Leavitt è impegnata in una “guerra dell’informazione” interna alla galassia Maga. Ha guidato l’attacco frontale contro Joe Kent, definendo le sue dimissioni da capo dell’antiterrorismo come un atto di “vanità personale”. Sta proteggendo la narrativa ufficiale sulla guerra in Iran, sostenendo che l’azione militare sia basata su fatti e non solo su “sensazioni” presidenziali, nonostante i dubbi sollevati anche da settori del Pentagono.
Ha dichiarato che il Presidente possiede “prove schiaccianti” di un imminente attacco iraniano agli Stati Uniti, giustificando l’intervento militare come una necessità di sicurezza nazionale. Il suo ruolo oggi la vede schierata saldamente con l’ala “governativa” del mondo Maga, insieme a Tulsi Gabbard e J.D. Vance, contrapposta agli isolazionisti radicali che accusano l’amministrazione di aver tradito la promessa di evitare nuovi conflitti in Medio Oriente.
Taylor Budowich è una delle figure centrali nel coordinamento politico e comunicativo del movimento sovranista, noto per essere l’architetto della macchina finanziaria e dei messaggi che hanno sostenuto il ritorno di Donald Trump alla presidenza.
Budowich ha scalato rapidamente le gerarchie del mondo Trupiano, partendo dalle basi del movimento conservatore. Ha iniziato la carriera come direttore esecutivo del Tea Party Express, uno dei principali gruppi che hanno preparato il terreno al populismo di destra. È stato portavoce di Trump dopo la presidenza (2021) e capo dello staff di Donald Trump Jr. durante la campagna 2020. Ha fondato e guidato Maga Inc, il principale Super PAC pro-Trump, raccogliendo e gestendo centinaia di milioni di dollari per la campagna 2024. È stato nominato Vice Capo di Gabinetto per la Comunicazione e il Personale, e ha supervisionato le strategie mediatiche e la selezione dei funzionari lealisti. A settembre 2025 ha lasciato formalmente la Casa Bianca per passare al settore privato, fondando la società di consulenza I consiglieri sovrani, pur rimanendo un alleato chiave esterno dell’Amministrazione.
Budowich è considerato un “lealista pragmatico” e un esecutore della linea “America First”, con una forte capacità di navigare tra le diverse componenti della destra. È strettamente allineato alla fazione di J.D. Vance e dei donatori legati a Peter Thiel. La sua visione è orientata all’efficienza operativa e all’uso dei media non tradizionali, podcast, influencer, per scavalcare l’informazione classica. Sostiene la linea dura pro-Israele dei sionisti cristiani, vedendola come un pilastro della stabilità e della forza americana in Medio Oriente. Budowich è stato tra i critici più feroci del dimissionario Joe Kent. Lo ha definito pubblicamente un “egocentrico impazzito” e un “perdente”, suggerendo che Kent si sia dimesso solo per evitare un imminente licenziamento dovuto a fughe di notizie.
Dudovich, in questa fase, funge da “guardiano esterno” del brand Trump. Rappresenta l’ala del movimento che privilegia la lealtà assoluta al Presidente rispetto alle purezze ideologiche isolazioniste, come quelle di Kent, giustificando l’attuale intervento militare in Iran come una mossa di difesa nazionale coerente con la visione di un’America forte.
Elise Stefanik è una delle figure più influenti e trasformiste della galassia Maga. La sua traiettoria politica è passata dall’essere una repubblicana moderata a diventare una delle “guerriere” più fedeli e agguerrite di Donald Trump, ricoprendo attualmente un ruolo chiave al Congresso mentre si prepara per la corsa a Governatore di New York per il 2026.
Laureata ad Harvard, nel 2014 è diventata la donna più giovane mai eletta al Congresso. Inizialmente si era profilata come una voce moderata e pragmatica all’interno del GOP, ma
la sua ascesa ai vertici del potere repubblicano è coincisa con la sua totale adesione al movimento di Trump. Ha difeso il Presidente durante entrambi i procedimenti di impeachment e si è opposta alla certificazione elettorale del 2021. Disegnata nel novembre 2024, come Ambasciatrice degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, nel marzo 2025, la sua nomina è stata ritirata per una scelta di Trump di averla al Congresso per proteggere la sottile maggioranza repubblicana alla Camera.
La Stefanik agisce oggi come “ponte” tra l’establishment istituzionale e le ali più radicali del movimento del Sionismo Cristiano e Israele. Parla spesso di “diritto biblico” e di “alleanza indissolubile”. Questa posizione la rende un pilastro per i sionisti cristiani e per la destra religiosa, garantendole il sostegno di potenti gruppi di pressione pro-Israele. Pur non essendo legata direttamente all’Alt-Right in senso stretto, ne adotta spesso il linguaggio e la retorica contro le “élite globaliste” e il “Deep State”. Ha definito i rivoltosi del 6 gennaio come “ostaggi”, allineandosi alla narrativa più estrema del movimento. Nelle ultime ore, in linea con l’amministrazione, ha sostenuto con forza la necessità dell’intervento militare in Iran, ponendosi in netto contrasto con i dissidenti isolazionisti come Joe Kent.
Stefanik rappresenta l’ala istituzionale combattente dei Maga, capace di gestire la politica legislativa a Washington mentre mobilita la base religiosa e nazionalista per le future battaglie elettorali.
Tucker Carlson non è solo un giornalista, ma il vero leader intellettuale e spirituale dell’opposizione interna al movimento Maga Sebbene sia stato uno dei principali architetti del ritorno di Trump al potere, la sua figura oggi rappresenta la coscienza critica del populismo di destra, spesso in rotta di collisione con la stessa Casa Bianca. Incarna il nazionalismo populista nella sua forma più pura, l’anti-establishment e l’anti-Interventismo sono i punti fermi della sua ideologia. Sostiene che l’America debba smettere di esportare la democrazia e occuparsi esclusivamente dei propri confini.
A differenza dei repubblicani classici, attacca apertamente il grande capitale, le multinazionali e la Silicon Valley, che accusa di distruggere la classe media americana.
È il principale divulgatore di tesi nazionaliste che vedono l’immigrazione di massa come un piano dell’élite per diluire il peso elettorale e culturale dei cittadini “nativi” americani. Opera come un “governo ombra” mediatico attraverso il suo network indipendente TCN, influenzando la base più di quanto facciano i funzionari ufficiali.
Nel rapporto con l’Alt-Right Carlson è la giunzione più stabile. Pur non dichiarandosi mai parte di movimenti suprematisti, il suo linguaggio sulla protezione della civiltà occidentale lo ha reso l’idolo dell’Alt-Right e dei nazionalisti bianchi.
Lo scontro con i Sionisti cristiani e i falchi della guerra è la sua linea di faglia più profonda. È diventato ferocemente critico verso l’alleanza tra gli Stati Uniti e Israele da quando questa, secondo lui, la trascina in una guerra permanente. Per questo, ha apertamente sfidato l’amministrazione Trump sulla guerra in Iran. Sebbene condivida con Peter Thiel e J.D. Vance lo scetticismo per le istituzioni liberali, è molto più sospettoso verso il potere tecnologico e l’intelligenza artificiale rispetto all’ala tecnocratica del Maga.
La rottura tra Joe Kent e Tulsi Gabbard ha visto Carlson schierarsi senza esitazioni con il primo.Ha definito Kent un “martire della verità” e un patriota tradito. Ha attaccato duramente Tulsi Gabbard e Caroline Leavitt, accusandole di essere diventate “strumenti del complesso militare-industriale” che avevano promesso di combattere. Oggi, Carlson rappresenta l’ala del Maga che ritiene che la presidenza Trump sia stata “dirottata” dai falchi e dai lobbisti, ponendosi come il punto di riferimento per chi vuole un ritorno alle origini isolazioniste del movimento.
Sincretismo ed eterogenesi dei fini
I profili di questi personaggi, espressione di fondamentalismo nazionalista, messianesimo biblico, nichilismo metafisico, apocalittiche teologiche e tecnocratiche, rappresentano il sincretismo e le giustapposizionidel della galassia Maga.
Tulsi Gabbard, induista, appartiene alla tradizione della Fondazione per la Scienza dell’Identità. Nel mondo Maga, pur non essendo cristiana, è rispettata dai conservatori religiosi per la sua difesa della libertà di culto e l’opposizione all’agenda “woke”. Joe Kent si identifica come cristiano, con forti legami con le frange del Nazionalismo Cristiano più radicale e suprematista. La sua visione politica è intrisa di messianismo patriottico, che vede l’America come una nazione dal destino divino che non deve essere “corrotto” da guerre straniere. Caroline Leavitt è una cattolica praticante, rappresenta l’ala della destra cattolica tradizionale che si è fusa con il movimento Maga, promuove il ritorno della preghiera e dei simboli cristiani nelle istituzioni pubbliche. Elise Stefanik, anche lei di fede cattolica. La sua religiosità è fortemente intrecciata con il sionismo cristiano; pur essendo cattolica, adotta la retorica tipica degli evangelici riguardo al “dovere biblico” degli Stati Uniti di proteggere Israele. Tucker Carlson: È un membro della Chiesa Episcopale, sebbene sia spesso critico verso le gerarchie liberali della sua stessa chiesa. Il suo cristianesimo è di stampo identitario e culturale, focalizzato sulla difesa della “civiltà cristiana occidentale” contro il secolarismo e l’Islam. Le diversità confessionale, Induismo, Cattolicesimo, Evangelismo, Episcopalismo, tendono ad essere attratte dal nazionalismo cristiano, che nel 2026 funziona più come un’identità politica e culturale di “America First” che come identità religiosa o teologica.
E, in particolare, l’agglomerato della Nuova Riforma Apostolica, costituisce il “motore spirituale” e la base più mobilitata del mondo Maga. Sebbene figure come la Gabbard, induista o la Leavitt, cattolica, occupano ruoli di facciata, la Nuova Riforma Apostolica fornisce la giustificazione teologica all’azione politica di Trump.
La Nuova Riforma Apostolica è un movimento trans-denominazionale guidato da “Apostoli” e “Profeti”, come Lance Wallnau o Paula White-Cain. La loro ideologia si basa su tre pilastri: Mandato dei Sette Monti (Seven Mountain Mandate), la convinzione che i cristiani debbano dominare i sette settori chiave della società -Governo, Media, Economia, Istruzione, Famiglia, Religione, Arte- e vedono l’Amministrazione Trump come la realizzazione di questo mandato; la Guerra Spirituale, dove la politica non è un confronto, ma uno scontro cosmico tra bene e male, dove chi si oppone a Trump -come i democratici o i dissidenti interni- è visto come influenzato da “spiriti demoniaci”, es. lo Spirito di Jezebel; il Sionismo cristiano radicale, per il movimento la protezione di Israele è un prerequisito per il ritorno di Cristo e la fine dei tempi, con la conseguente conversione degli ebrei o la loro distruzione. Questo spiega perché, nonostante l’isolazionismo di facciata, questa base sostenga con fervore l’attacco all’Iran iniziato a febbraio 2026, vedendolo come una “guerra santa” necessaria.
Il Sincretismo messianico
In questa nuova geografia politico messianica le figure non sono collocate in rapporto alla loro fede o credenza religiosa bensì rispetto agli obiettivi o ai fini loro indicati dai “profeti” e dagli “apostoli”. Infatti, Tulsi Gabbard, pur essendo induista, è stata “adottata” dai leader apostolici, e viene presentata come una “Ciro” moderna, un non-credente usato da Dio. Tuttavia, la rottura con Joe Kent ha incrinato questo rapporto. Il movimento è ora diviso tra chi segue la Gabbard nella guerra all’Iran e chi vede in Kent un patriota cristiano tradito.
Joe Kent, pur non essendo un membro formale del movimento, ha attinto a piene mani dalla loro retorica. Molti “profeti” del movimento lo hanno sostenuto come un guerriero di Dio, e le sue dimissioni sono state interpretate da una parte della base evangelica come un segnale che l’amministrazione è stata infiltrata da “forze oscure”.
Caroline Leavitt e Elise Stefanik: Entrambe cattoliche, usano però il linguaggio del movimento come i riferimenti a “battaglie spirituali” e al “destino divino dell’America” per parlare direttamente a questo elettorato, che è numericamente superiore a quello cattolico nel movimento Maga.
I leader della Nuova riforma Apostolica e la rivolta di Kent
Lance Wallnau, Il teorico delle Sette Montagne, l’architetto del supporto carismatico a Trump, ha sorpreso molti schierandosi parzialmente con Kent. Ha dichiarato che sebbene Israele vada protetto, “l’America non può essere il sacrificio sull’altare di guerre pianificate da burocrati non eletti”. Wallnau vede in Kent un “Gedeone” che denuncia la corruzione interna all’amministrazione, puntando il dito contro la “non-credente” Tulsi Gabbard. Mentre Dutch Sheets, Leader di “Give Him 15”, figura chiave della mobilitazione spirituale del 6 gennaio, ha lanciato un appello alla preghiera per “i patrioti che dicono la verità al potere”. Senza nominare direttamente Trump, ha lodato il “coraggio morale” di Kent nel dimettersi, suggerendo che il discernimento spirituale di Kent sia superiore a quello dei consiglieri attuali della Casa Bianca, che Sheets definisce “accecati dall’orgoglio militare”. I “Profeti” della zona di Redding legati all’ambiente di Bethel e ai network della West Coast hanno iniziato a diffondere “parole profetiche” circa un “tradimento interno” al mondo Maga. Per questi gruppi, Kent è il segnale che il movimento è stato infiltrato da “spiriti di inganno” , riferendosi velatamente alla fede induista della Gabbard e al passato cattolico-liberale della Leavitt.
Sul Network di “FlashPoint” del pastore Gene Bailey, anche se il programma rimane ufficialmente fedele a Trump, alcuni ospiti fissi legati al Movimento hanno espresso dubbi sulla guerra in Iran. Sostengono che “Dio non vuole il sangue dei giovani americani in una guerra che non è la nostra”, allineandosi alla tesi isolazionista di Kent e Tucker Carlson.
La posta in gioco è Il “Discernimento” del Re
La crisi per la Nuova Riforma Apostolica è teologica: se Trump ha deciso la guerra, è perché è guidato da Dio o perché è stato ingannato? I sostenitori di Kent dicono: Trump è circondato da “consiglieri malvagi”, Gabbard e Vance, e Kent è la voce profetica che lo avverte. Mentre i lealisti della Casa Bianca, come Paula White, dicono: Kent è un ribelle che sta ostacolando il piano divino di distruzione dei nemici di Israele, dove l’Iran prende il posto della “Persia” biblica. Questa rottura sta portando migliaia di fedeli del movimento a protestare sui social media contro la portavoce Caroline Leavitt, accusandola di nascondere la verità sui motivi reali del conflitto. Sotto questa prospettiva, la situazione sta assumendo i contorni di una vera e propria crisi di legittimità per l’Amministrazione Trump, con ripercussioni dirette sulla catena di comando e sulla stabilità politica.
Come le “profezie di tradimento” e le dimissioni di Joe Kent stanno impattando sul fronte militare e il Congresso.
Il Fronte della guerra
L’influenza di Joe Kent tra i militari del Medio Oriente è forte, essendo un veterano pluridecorato dei Berretti Verdi. Molti soldati e ufficiali sul campo seguono i podcast di Tucker Carlson e i leader della Nuova Riforma Apostolica. Il dubbio che la guerra in Iran sia “non necessaria” o dettata da lobby straniere sta creando esitazione, si segnalano casi isolati di ufficiali che hanno chiesto chiarimenti legali sulle regole d’ingaggio, citando le preoccupazioni espresse da Kent sulla “mancanza di una minaccia imminente”. Dalla Casa Bianca Caroline Leavitt ha dovuto emettere una nota ufficiale ricordando che “il dissenso politico finisce ai piedi dell’uniforme”, intimando ai militari di ignorare le “interferenze mediatiche dei civili”.
Il fronte del Congresso
Il gruppo parlamentare repubblicano è agitato. La “coalizione dei fedelissimi” minaccia di spaccarsi in due fazioni: I “Falchi della Libertà” – i Pro-Guerra- guidati da Elise Stefanik, sostengono che la vittoria in Iran sia un mandato divino e nazionale. Accusano Kent di essere un “traditore della causa” e chiedono che venga indagato per aver rivelato segreti di intelligence nella sua lettera di dimissioni. Il “Caucus dell’Isolazionismo” – i Pro-Kent- formato da deputati come Matt Gaetz e Marjorie Taylor Greene, storicamente vicini alla Nuova Riforma Apostolica e a Carlson, hanno iniziato a boicottare le votazioni sui nuovi stanziamenti per il conflitto. Chiedono un’audizione immediata di Joe Kent davanti alla Commissione Intelligence per testimoniare sulle “manipolazioni” della Gabbard.
La reazione dei leader della Nuova Riforma Apostolica e dei Sionisti Cristiani
La tensione tra le diverse componenti religiose è forte. I Sionisti Cristiani, come John Hagee, premono su Trump affinché non indietreggi, definendo l’Iran la “testa del serpente” biblico. Gli Apostoli della movimento profetico pro-Kent stanno invece diffondendo l’idea che la guerra sia un “sacrificio umano non richiesto da Dio”, portando migliaia di elettori Maga a inondare i centralini del Congresso per chiedere il ritiro delle truppe.
Il Vicepresidente J.D. Vance sta cercando disperatamente di mediare tra i donatori tecnologici, il mondo di Thiel, e la base religiosa. La sua posizione è delicatissima: se non riesce a placare la rivolta scatenata da Kent e Carlson, rischia di perdere il controllo della base populista che lo ha portato al potere.
L’incertezza fiutata dai mercati
L’instabilità scatenata dalle dimissioni di Joe Kent e dalla frattura con Tulsi Gabbard sta colpendo sia la tenuta politica del movimento Maga, ma ha anche un impatto sulle borse, con fenomeni di “flight safety” dovuti alla difficoltà di scrutare la strategia militare e temporale della guerra in Iran, con Il Petrolio -WTI e Brent- schizzato sopra i 110 dollari al barile. Gli investitori temono che il dissenso interno, la “rivolta di Kent”, sia il frutto di una scarsa visione strategica degli obiettivi e tempi della guerra e che questo indebolisca la capacità degli Usa di proteggere le rotte marittime nello Stretto di Hormuz. Gli Indici Azionari, S&P 500 e Nasdaq, preoccupano i grandi investitori del “mondo di Peter Thiel” e della Silicon Valley, una guerra lunga e contestata internamente drenerebbe risorse dai settori tecnologici verso il complesso militare-industriale. A sostegno di questa tesi è il fatto che i titoli della Difesa, Lockheed, Northrop, sono gli unici in rialzo, e alimentano le accuse di Tucker Carlson secondo cui la guerra servirebbe solo a arricchire i produttori di armi.
Il video di Donald Trump su Truth Social ristabilirà l’aura del discernimento del re
La crisi del 18 marzo ha trasformato Joe Kent da un funzionario di alto livello a un leader della resistenza interna, per la prima volta una parte significativa della sua base elettorale, fomentata dagli evangelici della Nuova Riforma e da Carlson, sta mettendo in dubbio la moralità e l’utilità di una sua decisione militare. Mentre l’amministrazione cerca di contenere il danno interno, i sondaggisti stanno registrando un terremoto d’opinione.
Per sedare la rivolta della base e dei “profeti” della Nuova Riforma Apostolica, Trump si è visto costretto ad intervenire con un suo video dove ha definito Kent “un uomo che ha perso la testa” e un “agente del caos”. Ha suggerito che Kent si sia dimesso perché “non era all’altezza della pressione” e lo ha accusato di aver tradito i soldati al fronte con le sue dichiarazioni. Ha ribadito la sua “fiducia totale” in Tulsi Gabbard e Caroline Leavitt, definendole “vere guerriere” che stanno proteggendo l’America dai terroristi iraniani. Infine ha fatto appello alla fede, dichiarando: “Dio è dalla nostra parte in questa battaglia contro il regime del male. Non ascoltate i falsi profeti che vogliono vederci deboli”.
Segnali di allerta per l’Alleanza
Le accuse di Joe Kent, secondo cui la guerra in Iran sarebbe stata “subappaltata” a Gerusalemme, hanno creato un terremoto diplomatico, La reazione del Governo Netanyahu non si è fatta attendere, Il primo ministro ha respinto le accuse di Kent come “libelli antisemiti pericolosi”, anche se sembra che il Mossad esprime delle preoccupazione. Il timore è che se la base di Trump, influenzata da Carlson, smette di sostenere la guerra, gli Stati Uniti potrebbero ritirare il supporto logistico e d’intelligence a metà dell’opera. Tulsi Gabbard è in contatto costante con le controparti israeliane per rassicurarle che la “rivolta di Kent” è un fenomeno mediatico e non istituzionale. Tuttavia, la Gabbard deve bilanciare il sostegno ad Israele con la necessità di non apparire troppo “sottomessa”, per non alimentare ulteriormente le critiche degli isolazionisti. Nella battaglia dei Sionisti cristiani contro gli isolazionisti, le organizzazioni come i Cristiani Uniti per Israele hanno raddoppiato le donazioni e la pressione sulla Casa Bianca, temendo che il “virus dell’isolazionismo” di Kent contagi definitivamente il movimento Maga.
Il richiamo all’ordine
Il video di Trump su Truth Social ha agito come un setaccio, costringendo molti esponenti a scegliere da che parte stare:
IL “Ritorno all’Ovile”, Marjorie Taylor Greene, dopo un iniziale silenzio che sembrava preludere a un appoggio a Kent, ha pubblicato un post a sostegno di Trump, dichiarando che “il Comandante in Capo ha informazioni che noi non abbiamo” e attaccato Kent per aver “diviso il movimento nel momento del bisogno”. Matt Gaetz: Ha smorzato i toni critici, pur continuando a chiedere “trasparenza totale” sulle spese militari;
I “Ribelli Irriducibili”, Tommaso Massie, il deputato libertario è diventato il leader politico della fronda pro-Kent al Congresso. Ha dichiarato che il video di Trump “non risponde a nessuna delle gravi domande poste da Joe Kent” e ha annunciato una mozione per bloccare i fondi per l’espansione del conflitto in Iran. Paolo Gosar, legato all’ala più radicale e vicina alla Nuova Riforma Apostolica, ha mantenuto il sostegno a Kent, definendolo un “patriota che non ha paura di dire che l’America viene prima di Israele o di qualsiasi altra nazione”.
“I temporeggiatori”, J.D. Vance sta mantenendo un profilo bassissimo, al Congresso, i suoi alleati, legati al mondo di Peter Thiel, stanno cercando di capire se la guerra favorirà o meno l’industria tecnologica americana prima di esporsi definitivamente.
Il “Caso Kent” come arma diplomatica
Le dimissioni di Joe Kent sono state accolte come un “regalo inaspettato” dai media statali di Mosca e Teheran, che le stanno usando per minare la legittimità dell’intervento americano: I media russi come RT, e Sputnik presentano Kent come “l’ultimo patriota americano onesto”. I titoli di testa di RT dichiarano: “L’intelligence USA conferma: la guerra in Iran è basata su bugie”. Mosca sta usando le parole di Kent per convincere i paesi del “Global South” che l’amministrazione Trump è ostaggio di interessi stranieri, cercando di isolare diplomaticamente Washington alle Nazioni Unite. Mentre i media iraniani, Press TV, IRNA, da Teheran stanno trasmettendo ampi stralci della lettera di dimissioni di Kent. La propaganda iraniana sostiene che “persino i capi dell’antiterrorismo di Trump ammettono che l’Iran non è una minaccia”. L’obiettivo è di rassicurare la propria popolazione che la “resistenza” contro l’America ha alleati persino dentro la Casa Bianca.
Flash Poll “Patriot Insights”
Un sondaggio lampo condotto tra gli elettori che si identificano come “fortemente Repubblicani” o “Maga” mostra una spaccatura scioccante, la prima di questa portata dall’insediamento di Trump nel 2025. La fiducia in Donald Trump resta alta, 72%, ma in calo rispetto all’85% di un mese fa. Mentre il 44% degli intervistati dichiara di “fidarsi della versione di Joe Kent” riguardo alle motivazioni della guerra, contro un 38% che crede alla versione ufficiale della Casa Bianca difesa da Caroline Leavitt. Tra gli elettori legati alla Nuova Riforma Apostolica, il sostegno a Kent sale al 55%. Molti credono alla tesi di Tucker Carlson secondo cui l’amministrazione è stata “infiltrata” da elementi non cristiani, riferimento a Tulsi Gabbard. Per la prima volta, la maggioranza della base Maga è divisa sulla guerra in corso: il 48% è favorevole a continuare l’attacco, mentre il 42% chiede un “ritiro immediato per evitare un nuovo Iraq”, citando esplicitamente le preoccupazioni di Kent.
Questi dati indicano che il video di Trump su Truth Social non ha avuto l’effetto pacificatore sperato. Al contrario, ha cristallizzato due fazioni: i Lealisti del Presidente, che vedono in Kent un traditore o un instabile. I populisti isolazionisti, che vedono in Kent un eroe che ha sacrificato la carriera per impedire una guerra inutile.
Allegati e note
- Ecco il testo integrale della lettera:
Il presidente Trump,
Dopo un’attenta riflessione, ho deciso di rassegnare le dimissioni dalla carica di Direttore del Centro Nazionale Antiterrorismo, con effetto immediato.
Non posso in coscienza appoggiare la guerra in corso in Iran. L’Iran non rappresentava una minaccia imminente per la nostra nazione, ed è chiaro che abbiamo iniziato questa guerra a causa delle pressioni di Israele e della sua potente lobby americana.
Sostengo i valori e le politiche estere che avete promosso nelle campagne elettorali del 2016, 2020 e 2024, e che avete poi attuato durante il vostro primo mandato. Entro giugno 2025, avevate compreso che le guerre in Medio Oriente erano una trappola che ha privato l’America delle preziose vite dei nostri patrioti e ha impoverito la ricchezza e la prosperità della nostra nazione.
Nel suo primo mandato, lei ha compreso meglio di qualsiasi presidente moderno come applicare con decisione il potere militare senza trascinarci in guerre senza fine. Lo ha dimostrato uccidendo Qasam Solamani e sconfiggendo l’ISIS.
All’inizio di questa amministrazione, alti funzionari israeliani e membri influenti dei media americani hanno messo in atto una campagna di disinformazione che ha completamente minato la vostra piattaforma “America First” e ha seminato sentimenti bellicisti per incoraggiare una guerra con l’Iran.
Questa cassa di risonanza è stata usata per ingannarvi e farvi credere che l’Iran rappresentasse una minaccia imminente per gli Stati Uniti e che, se aveste attaccato ora, ci sarebbe stata una chiara strada verso una rapida vittoria.
Questa era una menzogna ed è la stessa tattica usata dagli israeliani per trascinarci nella disastrosa guerra in Iraq, che è costata alla nostra nazione la vita di migliaia dei nostri migliori uomini e donne. Non possiamo permetterci di commettere di nuovo questo errore.
In qualità di veterano che ha partecipato a 11 missioni di combattimento e di marito di un caduto in guerra, Shannon, che ha perso la sua amata moglie in una guerra provocata da Israele, non posso appoggiare l’invio della prossima generazione a combattere e morire in una guerra che non apporta alcun beneficio al popolo americano né giustifica il costo di vite americane.
Prego che riflettiate su ciò che stiamo facendo in Iran e per chi lo stiamo facendo. È giunto il momento di agire con coraggio. Potete invertire la rotta in corso e tracciare una nuova strada per la nostra nazione, oppure potete permettere che scivoliamo ulteriormente verso il declino e il caos. Le carte sono nelle vostre mani.
È stato un onore servire nella vostra amministrazione e servire la nostra grande nazione.
Joe Kent
- Il Programma Televisivo (Reality Show) Il franchise originale è un reality show in cui un gruppo di aspiranti imprenditori compete per un contratto di lavoro in una delle aziende di un magnate. Versione USA: Condotta per anni dallo stesso Donald Trump (celebre per la frase “Sei licenziato!”), ha visto successivamente Arnold Schwarzenegger come presentatore.In inglese, la parola “apprentice” si traduce letteralmente come apprendista o principiante
- L’espressione “il movimento “Sovranista” (spesso associata al concetto di Self-Sovereignty o sovranismo individuale applicato allo Stato) descrive una fase in cui il potere non cerca più legittimazione esterna o istituzionale, ma si auto-valida attraverso la propria base identitaria.
- Audizione al Senato del 18 marzo 2026. Mentre in precedenza aveva dichiarato che con l’operazione del giugno 2025 Midnight Hammer “il programma di arricchimento nucleare è stato annientato” [e l’Iran] “non ha fatto alcuno sforzo per cercare di ricostruire la sua capacità di arricchimento”.
- In questo contesto, si riferisce alla creazione di una struttura amministrativa parallela composta esclusivamente da fedelissimi, progettata per sostituire la burocrazia statale tradizionale, il “civil service”.
I punti chiave di questa visione sono la sostituzione del Personale, trasformando migliaia di ruoli tecnici in nomine politiche, per garantire che ogni ordine del Presidente venga eseguito senza resistenze interne. Epurazione Ideologica degli apparati per eliminare chiunque sia sospettato di appartenere al “Deep State”.Il Ruolo di Arnold: Greyson Arnold agisce come agitatore per questa causa, promuovendo l’idea che il movimento debba possedere la propria “burocrazia lealista” per rendere il potere del leader assoluto e incontestabile.
- A inizio marzo 2026, diversi pastori evangelici si sono riuniti nello Studio Ovale, ponendo le mani su Donald Trump per pregare per la sua guida, per le truppe statunitensi e per il successo degli USA nel contesto della guerra contro l’Iran.
