Editoriale

Da Guernica a Mariupol

Tattiche e sistemi d’arma nella guerra d’aggressione della Russia all’Ucraina

di Dario D’Italia

Per i ceceni e i siriani, in particolare per gli abitanti di Grozny e di Aleppo, i racconti della vita nelle città del sud est dell’Ucraina oggi, assediate dalle forze russe, suonano terribilmente familiari.

Il conflitto non è della stessa natura: in Ucraina, la Russia ha lanciato una  massiccia campagna di invasione terrestre di una nazione confinante – con la quale condivide legami culturali, familiari, sociali e linguistici – incontrando una fiera resistenza sul terreno, che gli ha inferto  significative perdite in uomini e mezzi; anche in Cecenia si tratto di un un’invasione classica, supportata da aviazione, artiglieria e mezzi corazzati, la motivazione fu la lotta al terrorismo islamico, il risultato la liquidazione di ogni velleità di autonomia della Cecenia; mentre in Siria, la Russia intervenne nel 2015, con un soverchiante supporto aereo ed esiguo dispiegamento di truppe sul terreno, per invertire il corso della guerra in favore del presidente siriano Bashar al-Assad. Eppure è possibile disegnare una comparazione tra la brutale tattica russa dispiegata nella guerra siriana e lo svolgimento dell’attuale guerra.

Le tattiche di assedio

Le immagini e le testimonianze della Città di Mariupol fanno balzare alla mente le immagini e i racconti degli abitanti dei quartieri Grozny e di Aleppo. Loro che dovettero fare esperienza di cosa significa per un civile essere intrappolato in una città assediata e diventare obbiettivo delle forze armate russe.  Come oggi a Mariupol, e le altre città ucraine assediate, ieri ad Aleppo, – ancora prima a Grozny – caseggiati, quartieri, fabbriche, ospedali, scuole, supermercati, teatri sistematicamente distrutti; penuria di generi alimentari primari, interruzione dell’energia e dell’acqua, negazione di corridoio umanitari sicuri, sistematici bombardamenti notturni indiscriminati.

Taglio basso

Elezioni regionali in Lombardia dal 1995 al 2018

Il sistema elettorale

Le sei tornate elettorali che scandiscono la  seconda fase del regionalismo italiano  vanno  della riforma elettorale introdotta con la legge del 23 febbraio 1995 n. 43 ( Nuove norme per la elezione  dei consigli delle regioni a statuto ordinario) alle elezioni appena celebrate lo scorso 4 marzo dell’anno in corso.

di Dario D’Italia

La Zattera

Cento anni: PCd’I – PCI, solo un anniversario?

Premessa

A 100 anni dalla nascita-fondazione (i due termini vanno tenuti insieme a partire dalla considerazione che i partiti politici, intesi come partiti di massa, che successivamente chiameremo “le macchine politiche del Novecento”, sono organismi sociali vivi, nei quali non vi è solo la storia dei capi o dei gruppi dirigenti, ma una storia sociale diffusa), a cento anni da quell’inizio, si diceva, non ci proponiamo di tentare una storia dell’organizzazione comunista in Italia.

Questa premessa è doverosa in quanto una storia del PCd’I – PCI è stata già raccontata autorevolmente da altri.  Altri, ancora, vi hanno riflettuto come protagonisti e/o testimoni apportando le intenzionalità e i punti di vista sulle scelte e i fatti che hanno scandito l’esperienza del progetto comunista nella Storia d’Italia del Novecento. Vorremmo anche evitare di tentare una ricostruzione del comunismo in Italia (PCd’I e del PCI) ossessionati dall’attualità, semmai preoccupati di rintracciare già agli albori gli incunaboli o i ritardi della vocazione nazionale, riformista – gradualista – democratica di quella che sarà la formazione politica più originale della storia politica del Novecento italiano.


I viandanti

Pietre d’Inciampo

Il ritorno dei grandi spazi

La Terra tra la teologia-politica dell’Anima, la Geoeconomia e il Welfare della Guerra

Le miliziane e i miliziani curdi in difesa di Kobane fanno riemergere fossili antropologici che risplendono nell’aurea del martirio  forze telluriche che contrastano l’orrore dell’annientamento perpetrato dalle milizie del Califfato del Levante, orda teologico-politica contemporaneamente pre e post moderna. Figure di combattenti primordiali, tenacemente sopravvissuti sia allo spaesante avvento delle modernizzanti statuazioni post coloniali, ammantate di neutralizzanti nazionalismi, sia al nientificante avvento delle moderne ondate della globalizzazione.