“[Per] Il 250° anniversario dell’America. Aspettatevi di sentire resoconti estremamente divergenti sul passato, presente e futuro dell’America, con Repubblicani e Democratici che descrivono lo stesso Paese in termini inconciliabilmente diversi per celebrare il 250° anniversario della sua fondazione”. Così ha scritto Tom Standage nel fascicolo The World Ahead 2026 di The Economist e aggiunge: “Gli elettori si pronunceranno poi sul futuro dell’America alle elezioni di medio termine di novembre. Ma anche se i democratici conquistassero la Camera, il governo di Trump, basato su bullismo, dazi e ordini esecutivi, blitz militari,continuerà”1.
Siamo ormai assuefatti ai vortici di questa surriscaldata presidenza e la previsione di Standage ci sembra perfino ovvia. Alla prima lettura non cogliamo l’abisso in cui rischia di precipitare un Paese nel quale la memoria, il presente, le aspettative e persino le ragioni fondative appartengono a descrizioni inconciliabilmente divergenti: Un Paese dalle istituzioni plurali che vede irrigidirsi la verticale del potere; un potere che non si conforma alle volontà elettorali ma che pretende che i cittadini si conformino al potere; un Paese dove l’esercizio delle funzioni pubbliche è sottratto ai civil servant e affidato a milizie.
Il potere della narrazione: America born again
Alla fine del suo primo mandato nel 2021, Trump dovette lasciare la carica di presidente perché aveva perso le elezioni, anche se non volle ammetterlo. Tutti giudicarono la sua Amministrazione fallimentare. Nessuna delle sue promesse elettorali era stata realizzata o seriamente avviata. La reindustrializzazione del paese con il ritorno della manifattura, la lotta alla droga e all’immigrazione, la costruzione del muro al confine con il Messico, il nuovo modello economico, erano stati clamorosi insuccessi.Tutti avevano sotto gli occhi la disastrosa gestione della pandemia. Ma l’evento che sembrò la pietra tombale sulla sua figura politica fù l’inconsulta gestione della fase del passaggio dei poteri dopo la sconfitta elettorale e i tentativi di sovvertire i risultati fino all’istigazione dell’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021.
Nonostante questa impietosa sequenza di insuccessi e quel epilogo che gli analisti avevano classificato come una sconfitta definitiva, in un gruppo di seguaci raccolti nella sua Amministrazione cominciò a maturare l’idea che quella sconfitta poteva essere raccontata in modo diverso. Trump non aveva fallito, era stato sabotato. Le elezioni non erano state perse, erano state rubate. La mancata realizzazione degli obiettivi annunciati non era dovuta alle politiche sbagliate o alla loro cattiva applicazione, bensì per il pervicace ostruzionismo del sistema. La quarantacinquesima Amministrazione con un imponente piano di cambiamento e un Presidente visionario erano stati azzoppati dal “deep state”, da burocrati di professione.
Constatata l’impossibilità di una riforma attraverso le regole date e la caparbia ostilità degli apparati, il solo modo per far nascere o rinascere secondo la loro narrazione una nazione cristiana, popolare e reazionaria che incarnasse i veri valori americani, doveva essere un assalto ben organizzato al governo degli Stati Uniti ormai asservito ai valori di un laicismo corrotto e burocratico. Non si trattava più di un approccio conservatore al governo. L’azione doveva essere radicale, reazionaria appunto, perché fondata nella convinzione che non esistesse più un ordine costituzionale da salvare. L’America per ritornare grande doveva rinascere. Come il cristiano moderno perso nell’imperate laicismo deve essere ribattezzato per ritrovare la vera fede, l’intera nazione, per essere salvata, deve essere immersa nella fonte battesimale del nazionalismo cristiano.
Pianificatori
Con il patrocinio della Fondazione Heritage, Russell Vought, che attualmente svolge un ruolo centrale nell’Amministrazione Trump come direttore dell’ufficio di gestione del bilancio, Kevin D.Roberts, Paul Dans2 ed altri che avevano lavorato sotto la prima Amministrazione Trump, durante la presidenza di Biden, cominciarono a delineare un piano strutturato su quattro filoni: Un’articolata piattaforma politica; un cospicuo database di potenziali assunzioni da immettere nell’Amministrazione, corsi di formazioni per gli aspiranti degli staff; una strategia per la presa del potere basata sui concetti della guerra lampo. Il piano fu denominato “Project 2025”.
C’è del metodo in questa follia: tra egocentrismo anarco-liberista e pianificazione
Ad un anno di distanza, anche se la logica della pianificazione sembra contrastare con la caotica improvvisazione del personaggio Trump, possiamo vedere come quel piano sia la piattaforma che fornisce le istruzioni per occupare l’Amministrazione e la base intellettuale sulla quale fondare le iniziative e le decisioni politiche di questa quarantasettesima amministrazione americana.
Il programma distillato da Roberts per il “Project 2025” propone quattro obiettivi: ristabilire la centralità della famiglia nella vita americana; smantellare lo stato amministrativo e tornare all’autogoverno del popolo americano; difendere le frontiere e le risorse nazionali contro le minacce globali; garantire che i diritti individuali donati da Dio, le benedizioni della libertà, possano esplicarsi liberamente. La realizzazione di quegli obiettivi può avvenire solo con una trasformazione radicale dell’Esecutivo. In caso di vittoria dei repubblicani il Progetto prevedeva l’adozione del programma politico come definito dal Mandate for Leadership, l’immediata implementazione dei progetti di riforma dell’Esecutivo; il reclutamento per affinità politiche nella burocrazia federale con ampliamento generalizzato dello spoil system.
Project 2025 offre una vasta gamma di manifestazioni del classico stile paranoico, come ad esempio l’ossimoro dell’autogoverno delle libertà che potrà essere realizzata soltanto espandendo i poteri autoritativi del Presidente, con l’estensione a dismisura dello spoil system, il licenziamento di impulso del Presidente dei funzionari pubblici. E inoltre portare il Dipartimento di giustizia e le agenzie indipendenti come la Commissione federale per le comunicazioni sotto il suo controllo politico; erodere l’autonomia della Fed, trasferire poteri legislativi del Congresso al presidente con i suoi ordini esecutivi.
Distopie apocalittiche o il centauro satanico
Gli estensori del Progetto avevano intuito che per cambiare il punto di vista sulle realtà devono costruire una narrazione metareale che vede il movimento progressista, a differenza della destra, altamente organizzato, disciplinato, che si muove come una falange contro i veri valori americani. Vought, uno dei promotori del progetto, ha affermato: “La cruda realtà è che in America ci troviamo nelle ultime fasi di una complessa conquista del Paese da parte dei marxisti, in cui i nostri avversari già detengono le armi dell’apparato di governo e ce le hanno puntate contro.[…] E continueranno a puntarcele contro finché non avranno più bisogno di vincere le elezioni”3. Questa visione apocalittica risulta ispirata ad un articolo scritto sotto pseudonimo da Michael Anton, attualmente nominato da Trump nel Consiglio per la sicurezza nazionale, sul Claremont Review of Books, nel 2016, intitolato “The Flight 93 Election”. Una vera chiamata alle armi per gli intellettuali radicali di destra. L’autore, richiamandosi all’azione dei passeggeri del volo 93 della United Airlines dirottato l’11 settembre 2001 che costrinsero i terroristi a far schiantare l’aereo lontano dal Campidoglio, vedeva le elezioni del 2016 dentro un contesto apocalittico e sostiene che per scongiurarne l’esito la destra americana e occidentale avrebbe dovuto assumere un’azione drastica e messa in atto con spirito di sacrificio. “Il 2016 è l’elezione del volo 93: aggredite la cabina di pilotaggio o morirete. Potreste morire comunque. Voi – o il leader del vostro partito -potreste farcela a entrare nella cabina e non sapere però come far volare o atterrare l’aereo. […] non ci sono garanzie. Tranne una: se non ci provate, la morte è certa”4.
La diagnosi delProject 2025 amplia ulteriormente questo orizzonte drammatico. Viene evocata e invocata un’autentica rinascita religiosa e civile dell’America e dell’americano. Secondo Vought, le elezioni del 2024 avrebbero rivaleggiato con quelle del 1776, della Dichiasrazione d’indipendenza, e con quelle del 1860 del presidente Abraham Lincoln. Mentre i toni di Roberts sono diventati addirittura intimidatori: “Siamo in procinto della seconda rivoluzione americana, che non vedrà spargimenti di sangue se la sinistra le consentirà di avverarsi”5.
Staffing e fedeltà ideologica
Il primo anno della nuova Amministrazione dimostra che il Project 2025 non è un caso di “ispirazione indiretta”. Molti tra i principali attori sono diventati componenti effettivi del governo. Appena concluse le elezioni, il primo giro di nomine di funzionari di alto livello comprende gran parte degli estensori del progetto, come Tom Homan, diventato zar della frontiera, John Ratcliffe, direttore della Cia, Brendan Carr, Presidente della Commissione federale per le comunicazioni, Paul Atkins, presidente della Securities and Exchange Commission, Peter Navarro, Consulente, Michael Anton, direttore della pianificazione politica del Dipartimento di Stato, Pete Hoekstra, ambasciatore in Canada, Russell Vought, responsabile dell’Ufficio per la gestione del bilancio. Anche se secondo il progetto non sono le posizioni più rilevanti che garantiscono il successo ma il sistema di reclutamento dei membri ordinari della Amministrazione.Secondo un’analisi del Bloomberg Government su 47 azioni amministrative prese nei primi giorni della nuova amministrazione 37 coincidevano in tutto o in parte con le raccomandazioni del Project 2025.
Con i principali protagonisti del piano in posizioni di potere, le politiche suggerite come lo smantellamento della burocrazia, revisione delle agenzie federali, controllo esecutivo, immigrazione, regolamentazione sono tutte in fase di attuazione.
La vera rivoluzione dell’agenda dell’Amministrazione è rappresentata dall’attività di staffing affidata alla Fondazione Heritage. Il piano di reclutamento del personale si basa su una banca dati della Fondazione di oltre 20.000 potenziali assunti preselezionati per la loro fedeltà all’agenda conservatrice. Lo scopo è sostituire i funzionari di carriera con “lealisti” pronti a implementare le politiche presidenziali. I candidati vengono selezionati e addestrati. L’attività punta a ridurre il personale di carriera in alcune agenzie i cui compiti sfuggono al completo controllo del Presidente per immettere i “militanti addestrati” in altre. L’obiettivo non è ridurre la macchina amministrativa bensì politicizzare e fidelizzarla.
Da manifesto a manuale d’uso: metodi e mezzi
Una piattaforma programmatica delle politiche della futura presidenza non rappresenta una novità nella storia della competizione elettorale degli Usa. Il progenitore del Project 2025 e della progettualità programmatica della destra americana moderna risale all’Amministrazione di Ronald Reagan. La Heritage Foundation, costituita nel 1973 per cercare di coniugare condizioni favorevoli allo sviluppo delle imprese con la minimizzazione del ruolo del governo nel quadro della cultura conservatrice, produsse nel 1980 un documento titolato “Mandate for Leadership”6. La produzione del documento fu affidata a persone che, in caso di vittoria del candidato repubblicano, avrebbero lavorato nella sua Amministrazione con il compito di abbandonare la politica moderata del Grand Old Party del secondo dopoguerra e imporre una spinta più conservatrice e radicale. Il progetto funzionò: gli assistenti del presidente eletto adottarono il “Mandate for Leadership” che diventò il manifesto della rivoluzione reaganiana. Secondo la stessa fondazione, circa il 60 per cento delle raccomandazioni contenute nel manifesto si trasformarono in iniziativa politica nel primo anno dell’Amministrazione. Nel 2000 un think tank neocons Project for a New American century pubblicò “Rebuilding America’s Defenses” che, alla luce degli attacchi dell’11 settembre avvenuti l’anno dopo, divenne il documento programmatico della “Guerra globale al terrore” della presidenza George W. Bush e i suoi estensori i principali attuatori nella sua Amministrazione.7 Nel 2008 anche il presidente eletto dei democratici Barack Obama si rivolse ad una struttura esterna, il Center for American Progress per farsi aiutare nella ricerca del personale e delineare le politiche per la sua Amministrazione.
La variante Leninista
Per la Fondazione Heritage il Project 2025 doveva funzionare allo stesso modo del “Mandate for Leadership”, ma rispetto al precedente progetto, il nuovo ha in serbo una novità strategica; non solo un’agenda di politiche ma anche una falange di attivisti e volontari devoti alla causa, capaci di muoversi come una sorta di governo ombra, pronto a collegarsi con il potere esecutivo il giorno stesso dell’insediamento della nuova amministrazione. Si potrebbe parafrasare con la descrizione della combinazione tra politiche e azione usata da Curzio Malaparte per descrivere la direzione impressa da Trotzki nella Rivoluzione russa nell’ottobre del 1917: “ L’insurrezione non è un’arte […] è una macchina. Occorrono dei tecnici per metterla in movimento: nulla potrebbe arrestarla. […] Per impadronirsi dello stato moderno […] occorre una truppa d’assalto e dei tecnici: delle squadre d’uomini armati, comandate da ingegnieri”8. Dans così illustra la strategia a Steve Bannon: “Ci serve una visione del quadro generale, ma ci occorre anche un vero manuale di istruzioni, per sapere fare le cose. Abbiamo precisi piani di azione, […] stiamo scrivendo i concreti ordini esecutivi. Stiamo scrivendo le effettive disposizioni adesso e stiamo preparando le autorità legali per tutto quello su cui continua a insistere il presidente.”9
Il personale è politico
Paul Dans e Russel Vought rappresentano l’incarnazione più autentica del progetto. Dans si definisce come il tipico elettore MAGA: figlio deluso di una famiglia cattolica liberal che, sentendosi tradito dal Partito democratico, si è spostato a destra. Il suo interesse per la politica lo portò a sostenere la causa dei “birthers” secondo i quali Barack Obama non era nato negli Stati Uniti. Quando Trump impugno la stessa causa divenne uno dei suoi principali sostenitori. Nel 2020 si insediò nel Presidential Personnel Office l’ufficio del personale della presidenza. La sua responsabilità era di trovare, esaminare e assumere circa 4.000 dipendenti di nomina politica, compresi gli oltre mille ruoli che hanno bisogno della conferma del Senato. La sconfitta di Trump del 2020 interruppe l’incarico, ma lo rese pronto per guidare il Project 2025.
Russell Vought può essere considerato un insider nel mondo di Washington. Fatta la trafila come assistente parlamentare nel mondo repubblicano in qualità di esperto di bilancio. Il cristianesimo è stato la cifra della sua vita e della sua carriera, influenzando la declinazione della spesa pubblica. Il suo radicalismo cristiano lo porta ad affermare nel 2016, che “I mussulmani non hanno soltanto una teologia carente. Non conoscono Dio perché hanno rifiutato Gesù Cristo suo figlio, e perciò sono condannati”10. Nel 2023 sostenne“ la priorità assoluta della nostra organizzazione è far recuperare la consapevolezza che non siamo un paese laico, bensì una nazione cristiana fin dalla fondazione”. E ancora:“Siamo cristiani e nazionalisti, siamo persone convinte di vivere in una nazione cristiana. […] il nationism cristiano11 probabilmente sarebbe l’espressione più accurata di quello in cui credo”. La devozione cristiana, il conservatorismo economico né facevano il candidato perfetto per un’Amministrazione conservatrice, ma probabilmente in distonia con l’anarchismo edonista e reazionario di Donald Trump. Trovò, comunque un posto come vicedirettore e poi come direttore facente funzione dell’ufficio per la gestione del bilancio.
Trump condusse la campagna elettorale del 2016 all’insegna della riduzione del debito, alla fine del suo mandato il debito risultò incrementato di 7.750 miliardi di dollari12. Nonostante questo ulteriore insuccesso Vought si era trasformato uno strenuo sostenitore di Trump: “Penso che le elezioni [2020] siano state rubate” dichiarò nel 2022 , aggiungendo “Nel nostro paese ci troviamo in una fase post-costituzionale. Tutte le nostre istituzioni, interpretazioni e pratiche costituzionali sono state trasformate, nel corso di decenni, prendendo le distanze dalle parole scritte sulla carta per arrivare a un nuovo ordinamento, un nuovo regime che rispetta solo a parole la vecchia costituzione.”13 Ma mentre studiosi, opinionisti, politici di tutto lo schieramento denunciano l’indebolimento dei poteri del Congresso nelle funzioni di controllo dell’esecutivo. Per gli autori del Project 2025 il ripristino dell’autogoverno e dei valori costituzionali si potrà ottenere solo invocando “un uso più aggressivo dei già vasti poteri dell’esecutivo per restituire potere al popolo americano”. L’obiettivo è la disarticolazione del complesso meccanismo del check and balance. “Quello che stiamo cercando di fare è identificare le sacche di indipendenza per metterci le mani sopra.”14
Occupare i punti strategici: Office of Management and Budget, Presidential Personnel Office, Department of Justice.15
Come per Trotzkij, secondo Malaparte,la presa del potere non sarebbe stata possibile con una sollevazione generalizzata, la presa delle piazze, l’occupazione sede del governo bensì con la capacità di sfruttare una situazione di caos generale per prendere il possesso delle postazioni tecnico-strategiche dell’infrastruttura di governo e i suoi centri nodali: poste, telegrafo, stazioni ferroviarie, centri di smistamento, controllo degli incroci. La conquista del potere è un’azione che attiene alla specializzazione tattica che può inserirsi in un quadro strategico generale, ma comunque è in grado di sostenersi da sola. Nel 1917 nuclei di militari militanti addestrati comandati da ingegneri, nel 2025 militanti fedeli comandati da tecnici alla conquista delle postazioni tecnico-strategiche dell’infrastruttura dell’Amministrazione federale. Ieri la fede dell’uguaglianza, oggi la fede dell’identità, ieri ideologia, oggi teologia, stesso fanatismo.
Soldi e centralizzazione
Come Ieri il controllo del telegrafo garantiva la presa del potere. Oggi il controllo dell’Ufficio per la gestione e il bilancio è al centro del piano del Project 2025 per rifondare il potere federale. Il progetto ha lucidamente evidenziato che “Quando le politiche sono separate dalle risorse necessarie per realizzarle, nascono morte, sono esercizi accademici che minano la nostra sicurezza nazionale e lasciano i dipartimenti a agenzie abbandonati a loro stessi. L’Ufficio del Budget è quello che possiede gli unici strumenti statutari alla Casa Bianca che siano abbastanza potenti da avere la meglio sulle burocrazie delle agenzie incaricate dell’implementazione, il canale ideale per imporre le priorità del presidente alla strutture. Per gli estensori del progetto l’Ufficio del Budget non solo va riorganizzato per adeguare e abbinare le priorità della presidenza e la spesa necessaria o rafforzare il comando presidenziale sull’attività dei centri di spesa. L’Ufficio dovrebbe essere dotato di una nuova arma: l’Impoundment. Ovvero la possibilità da parte dell’esecutivo di bloccare i fondi stanziati. La Costituzione assegna al Congresso la potestà di imporre le tasse e spendere denaro, le Amministrazioni hanno sempre rivendicato un controllo maggiore sul congelamento delle risorse sia per rifiutarsi di spendere, sia per posticiparla secondo propri criteri di priorità. Nel 1974, il Congresso approvò il “Congressional Budget and Impoundment Act”, in base al quale l’Amministrazione può trattenere fondi solo con l’approvazione del Congresso. Nel 2019, Trump provò a congelare e trattenere i fondi che il congresso aveva stanziato per l’Ucraina, la Camera dei rappresentanti reagì mettendo in stato d’accusa il presidente. Per gli estensori del Project l’abolizione del Impoundment Control act è una priorità, Trump ha promesso che si adopererà per fare pressione sul Congresso per mettere in discussione la costituzionalità dei limiti imposti al potere di impoundment dei fondi. In altre parole dovrebbe forzare violando la legge per costringere la Corte Costituzione ad intervenire per definire i limiti, confidando sul fatto che la sua maggioranza è costituita da figure scelte dalla destra. Se così fosse il Congresso vedrebbe minato uno dei capisaldi delle sue prerogative, la potestà di raccogliere e spendere denaro. Nella realtà aumentata della destra americana l’uso aggressivo dei poteri presidenziali è orientato alla rottura dell’equilibrio e separazione dei poteri legislativi ed esecutivi. La sottomissione del Congresso al Presidente, del legislativo all’esecutivo è un altro effetto dello specchio deformato con cui la destra rappresenta la retorica dell’autogoverno. Un assetto costituzionale nel quale i rappresentanti eletti direttamente devono essere sottomessi ad un presidente che non gode di una legittimazione elettorale diretta bensì delegata, quella dei grandi elettori.
Da civil servant a credenti militanti
Il documento contiene piani per “ripulire” il personale governativo da funzionari considerati ostili ai valori conservatori e sostituirli con credenti affidabili. L’obiettivo è trasformare l’amministrazione in un apparato coerente con il vangelo politico conservatore. Come abbiamo detto, l’altro fronte tecnico per una salda presa del potere è la capacità di gestire chi lavora per il presidente. I tre capisaldi su questo fronte sono: trovare personale di nomina politica che sia ideologicamente fedele al progetto MAGA, da istruire nelle loro funzioni amministrative; convertire un numero maggiore di funzioni amministrative in ruoli di nomina politica i cui titolari devono lasciare l’incarico al termine di un’amministrazione, al posto dei funzionari di professione di weberiana memoria; terrorizzare gli attuali pubblici per ridurli alla deferenza. “Vogliamo traumatizzarli”, ha detto infatti Vought.16
Nell’estate del 2024 Dans si vantò che la Heritage aveva un database con l’elenco di diecimila nomi di potenziali soggetti da assumere: “Vogliamo persone che sono state cancellate, che hanno metaforicamente versato il sangue per il movimento. […] Sono mamme che hanno sfidato i consigli scolastici. Sono individui che si sono levati nelle loro aziende e hanno detto ”basta con i programmi di diversità, equità e inclusione e con l’ideologia woke.”
Quasi centocinquant’anni fa il Congresso abolì il sistema clientelare, per cui si dispensano ruoli di governo come favore politico ai sostenitori, per introdurre il concetto moderno di ascendenza weberiana del civil servants da cui nacque il civil service: servizio pubblico e funzionario pubblico come cifra dello Stato moderno.
Nel corso del tempo l’Amministrazione federale è cresciuta e con essa i funzionari di carriera che prestano servizio, a prescindere da quale amministrazione governi. Nel corso del tempo, secondo gli estensori del Project, i progressisti hanno ideato un sistema meritocratico per promuovere la competenza e difendere la burocrazia dalle pressioni politiche ma questo ha sempre più esentato i funzionari pubblici dal dovere di rendere conto del loro operato. Lo stesso gigantismo burocratico ha finito per introdurre una sempre maggiore opacità nelle macchine burocratiche, la cui operatività molte volte risponde più ai bisogni interni che all’esercizio della funzione alla quale sono preposte. Il rimedio a queste disfunzioni proposto dal progetto sembra alquanto paradossale: sostituire lo stato amministrativo del civil servant con lo stato politico della nomina del militante. Già verso la fine del suo primo mandato Trump aveva cercato di classificare circa cinquantamila lavori del “civil service” che avevano una qualche interfaccia con la politica come nomina politica, questo avrebbe permesso al presidente di licenziare chi copre quei ruoli in qualunque momento. La presidenza democratica lo abrogò, uno dei primi atti della nuova presidenza Trump è stata la sua ri-adozione.
La sostituzione dello stato amministrativo con lo stato politico significa sostituire un sistema meritocratico, anche disfunzionale, con uno apertamente basato sul vassallaggio e sulla fedeltà che farà sì che la competenza sia l’ultima delle priorità, dove i lavoratori saranno selezionati in base al loro credo politico.
Il braccio secolare dell’Esecutivo
Il terzo luogo sensibile per la “guerra lampo” della presa del potere è rappresentato dal controllo del Department of Justice, l’Agenzia responsabile delle forze dell’ordine e dell’applicazione o meglio somministrazione delle legge. Dal dipartimento dipendono, l’FBI, l’Amministrazione per il controllo degli stupefacenti, il servizio U.S. Marshals, l’Ufficio per gli alcolici, tabacco, armi da fuoco e esplosivi. I cui avvocati hanno la responsabilità di perseguire i crimini federali, patrocinare le cause per i diritti civili, rappresentare il Governo davanti alla Corte Suprema e gli altri dipartimenti nei procedimento giudiziari. il Dipartimento pur essendo parte dell’Esecutivo, per il suo ruolo di civil service ha goduto di una speciale autonomia, ma è stato anche al centro di tentativi di manovrarlo. Nixon cercò di licenziare il procuratore speciale che indagava sullo scandalo Watergate, ma sia il procuratore generale che il suo vice diedero le dimissioni per protesta. Dopo le elezioni del 2020, molti funzionari di Trump minacciarono di dimettersi per protesta contro i tentativi di usare il dipartimento per ribaltare il risultato.
Gli estensori del progetto pensano che le agenzie completamente autonome, come la Commissione federale per le comunicazioni, o quelle che si considerano indipendenti, come il Dipartimento di Giustizia, devono essere ricondotte interamente nel perimetro dell’esecutivo. Lo stesso Trump, nel 2017, in una dichiarazione al New York Times sostenne: “Ho il diritto assoluto di fare quello che voglio con il Dipartimento di Giustizia”17. L’attacco all’autonomia vigilata trasformerebbe il dipartimento da semi-indipendente a struttura concentrata anzitutto a sostegno delle politiche del presidente. Il Dipartimento o FBI potrebbero essere spinti a indagare chiunque abbia tentato di contrastare l’agenda dell’inquilino della Casa Bianca e persino chiunque lo abbia criticato. Con queste idee si sta tentando di mettere un grosso bastone nodoso e fazioso in mano al lungo braccio della legge.
Nazionalismo cristiano: gli apocalittici della controrivoluzione
Project 2025 rappresenta un tentativo organico di ridefinire il funzionamento dello Stato federale dell’Amministrazione repubblicana. All’interno di questa visione, un ruolo centrale è giocato dal nazionalismo cristiano, un orientamento politico e culturale che aspira a radicare l’identità e le istituzioni degli Stati Uniti in una matrice cristiana, esplicitamente interpretata secondo i valori della destra evangelica. L’influenza di questa ideologia è riconoscibile in molte sezioni del progetto, che delineano un modello di governo orientato alla restaurazione di un ordine morale percepito come autenticamente americano e fondato su valori religiosi tradizionali.
La famiglia neocon nel mondo tecnocon
La famiglia tradizionale viene presentata come cellula fondamentale della nazione.
Si propone una politica pubblica basata sul modello eterosessuale, patriarcale e procreativo, coerente con la teologia evangelicale conservatrice. Vengono criticati modelli familiari non tradizionali, considerati minacce alla “salute spirituale” del Paese.
Uno degli elementi forti che collegano il nazionalismo cristiano a Project 2025 è la concezione di questo tipo di famiglia presentata come fondamento dell’identità nazionale. Le raccomandazioni sulla riorganizzazione del Dipartimento della Salute, sugli standard educativi e sulla regolamentazione delle politiche di genere riflettono l’idea che lo Stato debba sostenere la visione cristiana conservatrice della sessualità e dei ruoli familiari. In questo senso, il progetto non si limita a suggerire riforme amministrative, ma promuove una concezione normativa dell’ordine sociale.
Un secondo elemento è la richiesta di una restituzione del primato morale al cristianesimo all’interno dello spazio pubblico. Project 2025 auspica un’interpretazione della religione come fondamento culturale necessario della democrazia americana, minando in modo surrettizio il principio di neutralità dello Stato in materia religiosa posto a fondamento dello Stato di diritto. Ciò si traduce in politiche che privilegiano organizzazioni religiose nella gestione di programmi federali, nella scuola, nella carità pubblica e nella mediazione dei conflitti sociali. L’argomentazione implicita è che la moralità cristiana sia un prerequisito non solo per l’ordine sociale, ma anche per l’efficienza amministrativa.
L’ossessione per il controllo dei corpi
Il progetto sostiene una moralizzazione religiosa della politica riproduttiva. Mira a limitare l’accesso all’aborto a livello nazionale, anche oltre le sentenze già esistenti. Propone restrizioni sulla contraccezione e sui farmaci abortivi.
Il nazionalismo cristiano emerge anche nell’intento di ridefinire i diritti civili e la politica identitaria, in particolare nelle sezioni dedicate ai diritti LGBTQ+, nella libertà religiosa e nell’educazione civica. Le proposte puntano a restringere l’impatto delle politiche antidiscriminatorie e a rafforzare il diritto all’obiezione religiosa da parte di individui, imprese e istituzioni. Questo orientamento riflette la convinzione che la libertà religiosa — intesa quasi esclusivamente in chiave cristiana conservatrice — sia minacciata dalle trasformazioni culturali recenti e necessiti di una protezione speciale da parte dello Stato.
Gesù è il mio salvatore, Trump il mio presidente
Il documento promuove un’idea di America fondata su valori cristiani tradizionali come base dell’identità nazionale. Si afferma il bisogno di “ripristinare l’eredità giudaico-cristiana” nelle istituzioni pubbliche. Questa visione implica che la legittimità politica derivi da norme religiose, non dalla neutralità laica dello Stato.
Un quarto aspetto è la narrativa della restaurazione nazionale, un tema centrale nel nazionalismo cristiano contemporaneo. Project 2025 si struttura attorno all’idea che il governo federale sia stato catturato da élite secolari e progressiste e che occorra ripristinare un ordine politico che rispecchi la “vera” identità americana. Questo immaginario si traduce in proposte di epurazione della burocrazia, riduzione radicale dell’autonomia delle agenzie, centralizzazione del potere esecutivo e ricollocazione di figure ideologicamente allineate nei centri decisionali. Il nazionalismo cristiano fornisce qui la cornice narrativa per giustificare una riorganizzazione istituzionale senza precedenti.
Amico-nemico tra secolarismo e apocalittica della controrivoluzione
Il progetto interpreta il secolarismo come una minaccia esistenziale alla nazione.
Il nazionalismo cristiano funge da narrativa di difesa contro multiculturalismo, pluralismo religioso e diritti civili espansivi. Costruisce una retorica del conflitto morale: “Noi” (America cristiana) contro “Loro” (élite secolari, liberal, minoranze attiviste). Pur meno centrale, il progetto sostiene una politica estera in favore di difesa della “civiltà occidentale cristiana” di alleanze con governi nazional-conservatori (Ungheria, Polonia post-2015, ecc.) e opposizione al globalismo, ONU e diritti umani universali, interpretati come agenda woke.
Infine, l’influenza del nazionalismo cristiano è visibile nell’approccio alla politica estera, che tende a presentare gli Stati Uniti come una nazione con una missione morale particolare, chiamata a difendere nel mondo una concezione occidentale, cristiana e tradizionale dei valori.
Pur non definendo una dottrina coerente di politica internazionale, Project 2025 suggerisce che la forza e la leadership americana debbano essere radicate in una rinnovata sicurezza identitaria interna, di tono esplicitamente religioso. Il ruolo del nazionalismo cristiano in Project 2025 è strutturale e pervasivo: non rappresenta un’aggiunta marginale, bensì la matrice ideologica attraverso cui il progetto interpreta la crisi dell’America contemporanea e propone la sua rigenerazione. Il documento articola una visione politica che mira a rimodellare istituzioni, diritti e cultura pubblica a partire da un’interpretazione moralmente prescrittiva del cristianesimo. Più che un semplice programma amministrativo, Project 2025 appare dunque come una piattaforma di trasformazione culturale profonda, che aspira a ridefinire i confini stessi dell’identità nazionale.
- Tom Standage in The Economist, The World Ahead 2026
- Il 30 luglio 2024, Dans annunciò le sue dimissioni dal suo incarico di Direttore del Progetto 2025 presso la Heritage Foundation a seguito delle critiche pubbliche del Presidente Trump. In una dichiarazione, Heritage affermò che la decisione di separarsi era reciproca e dovuta a differenze strategiche, chiarendo le notizie secondo cui Dans era stato licenziato per questioni di presunta cattiva condotta. Giorni prima delle dimissioni di Dans, era apparso in un podcast gestito da Tenet Media, una società che si scoprì aver ricevuto finanziamenti da Russia Today e che alla fine fu utilizzata per promuovere la propaganda russa.
- David A. Graham, The Project, Feltrinelli, 2025
- https://nymag.com/intelligencer/article/michael-antons-flight-93-election-trump-coup.html
- David A. Graham, Op. Cit
- https://www.heritage.org/conservatism/commentary/tomorrows-heritage
- Il Progetto per un nuovo secolo americano o PNAC (Project for the New American Century) è un centro di ricerca con sede a Washington. Tra i suoi fondatori spiccano Dick Cheney e Donald Rumsfeld. I membri odierni e precedenti includerebbero svariati deputati del Partito Repubblicano e dell’amministrazione Bush, compresi Paul Wolfowitz, Jeb Bush, Richard Perle, Richard Armitage, Lewis Libby, William J. Bennett, Zalmay Khalilzad, Michael Ledeen e Ellen Bork (moglie di Robert Bork). Gran parte delle idee del PNAC e dei suoi membri sono associate col movimento neoconservatore.
- Curzio Malaparte: Tecnica del colpo di Stato, Adelphi, 2011
- https://www.mediamatters.org/project-2025/project-2025-director-says-plan-instruction-manual-second-trump-administration
- https://web.archive.org/web/2017-01453136/http://theresurgent.com/wheaton-college-and-the-preservation-of-theological-clarity/.
- Nazionismo” e “nazionalismo” sono concetti correlati ma distinti. Il nazionalismo è un’ideologia che enfatizza la lealtà e la devozione a una nazione, spesso dando priorità agli interessi e alla cultura nazionali. Il nazionismo, al contrario, si riferisce alle preoccupazioni pratiche legate alla gestione di uno stato nazionale, in particolare in contrapposizione ai legami emotivi con l’identità nazionale. In sostanza, il nazionalismo è il sistema di credenze, mentre il nazionismo è l’applicazione amministrativa e pratica di tale credenza.
- https://www.crfb.org/papers/fiscal-impact-harris-and-trump-campaign-plans
- https://www.diamondandsilkinc.com/chit-chat/chit-cat-live-diamondandsilk-joined-by-russel-vought-5492g.
- https://www.nytimes.com/2023/07/17/us/politics/trump-plans-2025.html
- Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, gode di una notevole autonomia, ma non è completamente indipendente. La sua autonomia è bilanciata dalla supervisione del potere esecutivo (il Presidente) e, in misura minore, del potere legislativo (il Congresso). La sentenza del 1935, che ebbe un impatto significativo sull’equilibrio dei poteri tra i diversi rami del governo. Il Dipartimento di Giustizia è il principale organo del potere esecutivo responsabile dell’applicazione della legge. Ha il potere di avviare indagini, perseguire reati federali e difendere gli interessi del governo.Il Procuratore Generale, capo del dipartimento è nominato dal Presidente, il che implica un certo livello di controllo politico. Il Congresso può esercitare influenza attraverso leggi che influenzano le operazioni del DOJ e attraverso indagini sulle sue attività. La Corte Suprema e altre corti federali possono rivedere le azioni del DOJ e garantire che agisca entro i limiti della Costituzione e delle leggi federali.
- https://www.propublica.org/article/video-donald-trump-russ-vought-center-renewing-america-maga.
- https://www.nytimes.com/2017/12/28/us/politics/trump-interview-excerpts.html.
